Il Web e il manzo
14 AGO 20

Sono su Facebook e devo dire che è un’esperienza vera. Quello che miimpressiona non è il narcisismo dei molti che parlano delle loro appendicicorporee e nemmeno il protagonismo di quelli che spiegano al mondo come sifa ad essere felici. Quello che mi impressiona è la forzata e programmaticamancanza di aggressività. Nessuno attacca nessuno; tanto meno lo attaccacon la bomba atomica della guerra di parole: la derisione intellettuale. Almassimo si sberleffa chi non può reagire, cioè il personaggio pubblico. Dicontro, il linguaggio con cui si interloquisce gli uni con gli altri è unasorta di sincopato chiacchericcio con il quale nessuno dice niente e, piùancora, non osa ribattere a niente. Insomma è come se ci fosse un tacitopatto di non belligeranza che impone a ciascuno al massimo di ignorarel’opinione detestata che un ‘friend’ esprime, certamente di nonrintuzzarla a nessun costo. Le ragioni del patto ci mostrano che è ineffetti ‘primun vivere’ è per noi il bene più grande. Chi rintuzzaviene cancellato da coloro con i quali si è in lista di amicizia e forza diessere cancellati si cessa di esistere sul web. Così dire diventa pernecessità dover dire l’insulso, che, essendo inoffensivo, ci dà lacertezza che non verremo cancellati, che troveremo la lucina rossa adavvertirci che un amico commenta le nostre cagatine. Una volta gli uominiandavano al bar per il piacere di fare una guerra verbale con tutte quelleteste di cazzo che sapevano di incontrare al bar. Era un accordo tacito diincontrarsi per sbeffeggiarsi e sputtanarsi reciprocamente e vedere cosìchi davvero ce lo aveva più duro, fatto salvo Bossi. Dal bar nessuno tipoteva cacciare, semmai potevi rifiutarti di farvi ritorno, ma allorachiunque sapeva di poterti indicare a dito ridendo. Sul web il gioco èrovesciato: qui chiudono la saracinesca e non ti fanno più entrare se nondimostri la deferenza e timore. Facebook è una fondamentale forma diginnastica per l’asservimento spirituale.